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domenica 29 maggio 2016

Accade a una donna; storie di gabbie invisibili e sterili dell'animo femminile

Articolo Pubblicato su UltimaVoce: http://www.ultimavoce.it/donna12886-2/

La vita di una donna è tutta una questione di disordine.
Un disordine cosmico, irrazionale, mentale, confusionario.
Trascorriamo la maggior parte della nostra esistenza ad affannarci, ossessivamente, tentando di riportare un po' di ordine nelle nostre vite.
O peggio ancora, ricercando una perfezione illusoria.



Esistono vari modi per ferire una donna. Non sono necessari schiaffi e pugni, per calpestarla, sono sufficienti piccoli, insignificanti, comportamenti, atteggiamenti, arroganze, dimenticanze, per spegnerla.
Avete mai pensato a quanto possa essere difficile, ed estremamente faticoso, vivere in balia di due metà?

Esistono donne che sono gialle dentro, bianche fuori, azzurre di lato, e rosse da dietro.
Credete davvero che sia semplice tenere a bada tutte queste realtà, queste essenze colorate, che s'incastonano in un'unica anima?

E' vero quel che si dice; noi donne siamo nate nude, portatrici inconsapevoli del seme della vita, padrone del mare in burrasca, rappresentato da due morbidi seni, e una caverna misteriosa.

Crescendo impariamo a vestirci, realizziamo di essere altro, oltre ad un paio di gambe; ed è proprio quell'altro, quel fattore terzo al quale ci aggrappiamo, con le unghie e con i denti, che tentiamo di preservare, nei confronti di quel mondo livido, che ci si staglia dinnanzi.
Ci vestiamo, attraverso braccialetti e sciarpe, creandoci una piccola identità, che brilla, come una lucciola in una caverna inesplorata.
Indossiamo la pazienza, la costanza, la determinazione, il carisma. Tutto al di sopra di quel corpo nudo, inerme, che porta i segni della nostra fragilità.
Esistono, al mondo, vari modi per far del male ad una donna.
Basta suggerirle, nell'intimità, sussurrato piano piano ad un orecchio, che è vecchia, nonostante non abbia neanche 30 anni. Lei inizierà a crederci, liberandosi dalle larghe spalle di quel soprabito di sicurezza, che gravava sul corpo nudo. Ci crederà, e inizierà, a poco a poco, a schiudere i suoi bellissimi petali, alimentati dalla luce solare. Ci crederà, perchè a noi donne è stato insegnato che quando gli anni passano, diventiamo merce avariata, e siamo improvvisamente cestinabili, come un file in un computer.

Spesso è sufficiente chiederle di mettersi in ombra, lasciando che il resto del mondo livido si nutra di quella luce solare, sua unica linfa vitale. Ossigeno per i nostri petali. Lei lo farà, perchè è donna, umile e generosa, si spoglierà di quel maglioncino di ciniglia, scoprendo ancora di più la sua stanca schiena; sfoggiando, la nudità della sua anima.
Lo farà, una volta, e un'altra volta ancora, perchè grava sulle coscienze di noi donne, ancora, l'eredità della sottomissione.

Se poi volete davvero calpestare una donna, e sputare sul suo cadavere, allora regalatele dei fiori, delle rose rosse, dopo averla spogliata del tutto, lasciandola nuda, inerme, priva delle sue certezze e fondamenta. Ditele che l'amate immensamente. Lei probabilmente sorriderà, perchè è donna, e il sorriso rimarrà sempre il nostro migliore accessorio, e indosserà, stancamente, le sue mutandine.

Mi fa male scrivere queste cose. Soffro anche solo a pensarle.
Verso lacrime amare, perchè sono donna, abbracciando il mio corpo nudo, simbolo della mia più limpida fragilità. Piangere è sempre stato il mio segno di debolezza, quella debolezza che mi brucia l'anima, infiammandomi le gote, ogni qualvolta mi ritrovo nuda, spogliata dalle mie sicurezze. E' per questo che, nel momento in cui scrivo queste poche righe, sento in bocca il sapore acre del sangue. Credo possa trattarsi di una cozzaglia di parole ammassate, che si scontrano violentemente fra di loro, restando imprigionate tra le mie labbra serrate.

Far del male ad una donna, delle volte, è talmente facile, che neanche ce ne accorgiamo. Scivoliamo, lentamente, in balia delle parole negative, negli atteggiamenti sessisti, nel fango provocato dagli sguardi d'odio, e negli stereotipi, nei quali viviamo ancora incasellate, come fossero sabbie mobili.

Non ci rendiamo mai abbastanza conto di quanto sia facile ferire l'animo femminile.
A noi non basta un lavoro di successo, la bellezza, una laurea... Non basta.
Ci saranno sempre spazi di fragilità, che il nostro animo coltiva come se fossero piante velenose: l'insicurezza, l'inadeguatezza, il bisogno famelico di amore, che restituisce, come un boomerang in pieno volto, un cuore sanguinante.


Se l'umanità ha le capacità di distruggere se stessa, e assistiamo ad ogni suo piccolo sgretolamento ogni giorno annunciato dai telegiornali; una donna ha tutte le carte in regola per annullarsi, alienarsi, spegnersi e devastarsi, totalmente, con le sue stesse mani. Le ragioni possono essere le più disparate, ma è giusto sapere che può succedere, nell'animo femminile, di rimanere imprigionate in una gabbia sterile ed invisibile, un sottospecie di regno dell'idiozia, senza riuscire ad esternarlo a nessuno. Le umiliazioni, l'ossessioni, la morbosità.
Tante cose possono provocare ferite profonde nel corpo e nell'anima di una donna. Soprattutto se questa sta combattendo quell'infinita e paradossale guerra, che più comunemente chiamiamo amore.

domenica 14 febbraio 2016

Perversione sessuale, quello che la scienza non dice

E’ assurdo come ad oggi, febbraio dell’anno 2016, affrontare un discorso generale sulla perversione sessuale, senza suscitare un minimo imbarazzo tra gli interlocutori, sia pressochè impossibile.
Normalmente le persone che ti stanno accanto ti rivolgono sguardi preoccupati, ti osservano come se fossi un esemplare raro di alieno, e ti domandano, con fare fintamente pacato, perchè mai dovresti interessarti a tali argomenti.
Perchè queste cose accadono sotto i nostri occhi continuamente, la perversione fa parte della vita dell’uomo; dunque, perchè non parlarne?
Forse il problema è che non se ne parla mai abbastanza.
Eppure, anche se viviamo in una società che sempre di più combatte per tutelare i diritti dei più deboli, le violenze psicologiche e fisiche subite da questa fetta di popolazione, sono sempre troppe.
Parliamo di una parte silenziosa della popolazione mondiale, alla quale appartengono i bambini, i disabili, gli anziani, e anche le donne.
Mi piacerebbe parlare di violenza di genere, prima di addentrarmi, senza fare rumore, nel pericoloso mondo delle perversioni.

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 Una realtà pressochè oscura, celata, spaventosa. Una realtà tangibile che comprende comportamenti immorali, ignobili, condannabili.
La perversione sessuale è un comportamento psicosessuale che si esprime in forme atipiche rispetto alla norma.
E chi decide arbitrariamente quale sia la norma?
Krafft- Ebing nel neanche troppo lontano 1953,definiva perversa ogni manifestazione dell’istinto sessuale non corrispondente allo scopo della natura, che sarebbe unicamente quello riproduttivo.
Alla luce degli infiniti dibattiti odierni sul “problema” delle Unioni Civili, possiamo ad oggi affermare con certezza che la società sembra, e oserei sottolineare un SEMBRA, evolversi piano piano, alla velocità tipica di un mollusco, rilasciando dietro di se una sorta di muco rifrangente, in modo da essere sempre pronta a tornare sui suoi passi.

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Ora le perversioni vengono definite parafilie. La parafilia, a sua volta, diventa patologia quando i comportamenti, i desideri sessuali o le fantasie, diventano pervasive nella vita del soggetto, provocando un profondo disagio.
Le principali perversioni sessuali che vengono prese in considerazione in ambito psicopatologico riguardano principalmente la pedofilia, il nostro caro mostro silenzioso, che rappresenta da solo il più grande tabù della società odierna, l’esibizionismo, il voyerismo, il masochismo, il sadismo, il frotteurismo, il feticismo, il travestitismo. Cosa possiamo notare da questo elenco di perversioni? Io ci vedo solo un bel po’ di “ismo”. Un modo come un altro per etichettare un essere umano con un grande francobollo, e spedirlo con posta prioritaria al suo gruppo d’appartenenza.
D’altronde è sufficiente dare un’occhiata ad un cladogramma della classificazione animale per rendersi conto di quanto l’essere umano sia da sempre portato ad ettichettare il mondo che lo circonda.
Ma attenzione, attraverso un piccolissimo lavoro di ricerca, sono riuscita a scovare delle parafilie non altrimenti specificate, perchè anche la scienza delle volte si arrende. Non si può arrivare a tutto.
In questa categoria di “non catalizzabili”, rientrano tutte quelle parafilie che non soddisfano i criteri di nessuna delle precedenti.

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Tra queste vi sono le telefonate oscene, l’attrazione sessuale per i cadaveri, l’attrazione esclusiva per una particolare parte del corpo, l’attrazione sessuale per gli animali, l’uso delle feci per l’eccitazione sessuale, l’uso delle urine.
E’ inoltre importante sottolineare che ogni perversione sessuale, per essere definita tale dalla scienza, deve durare almeno sei mesi, mantenendo costanti fantasie sessuali, impulsi irrefrenabili, comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente.
Quindi, signore e signori, se provate eccitazione per una pentola, un desiderio sessuale irrefrenabile, che esplode in fantasie che albergano nella vostra mente continuamente, tanto da provocarvi orgasmi autoindotti, ma tutto svanisce alla vigilia dei sei mesi, non vi preoccupate, è tutto assolutamente normale.
Sembrano realtà assurde, ma rappresentano la realtà.
La verità è che il tema delle perversioni è strettamente legato alla moralità.
La perversione per me potrebbe essere una concezione mentale ed emozionale, a 360 gradi.
Anche il piacere di procurare un danno, un’infinita sofferenza ad una persona, senza un apparente motivo, potrebbe essere definita da me perversione.
Impulsi irrefrenabili seguiti da comportamenti immorali, nutriti da fantasie, indispensabili per il raggiungimento dell’orgasmo. Le perversioni possono coinvolgere bambini, adulti, femmine, maschi, oggetti inanimati, pentole, fiori…
Questi comportamenti hanno spesso un carattere rituale, coatto e compulsivo.
A questo punto mi chiedo e vi domando, esiste davvero un legame tra perversione e violenza?
Non mi sono dimenticata del Bondage. L’ho semplicemente lasciato per ultimo, volutamente, come ciliegina sulla torta di una società violenta e corrotta, che vede nella violenza, nella sofferenza, il solo modo per gioire.
Il Bondage è una pratica sessuale caratterizzata da dominio e sottomissione.
La sigla BDMS comprende un corteo di pratiche relazionali/sessuali/erotiche forse dolorose, forse sgradevoli sul piano fisico e psichico, spesso capaci di compromettere un legame amoroso. O forse di crearlo?
Nella cultura del Bondage tali pratiche non sono solo lecite, ma indispensabili per creare legami forti e duraturi. Avete sentito bene, si parla di legami.
Il segreto pare non sia il sesso ma il gioco, quel gioco che ha caratteri di esclusività, potere, sottomissione, possesso, dominio. Un gioco che ci fa sentire potenti.

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Tante cose fanno sentire potente l’uomo. Mi chiedo solo se sia strettamente necessario accompagnare tutto con una bella frustata.
La tematica che ruota attorno a tutto, il denominatore comune di tutte queste perversioni non è nient’altro che il potere, il controllo sull’altro.
E’ una forma di erotizzazione dell’odio e della sofferenza, che parte da molto lontano, nei meandri più nascosti della psiche del protagonista, prima di arrivare al “tavolo di tortura”.
Sembra quasi che in questo momento storico di disagio psichico- sessuale di fusione, divisione, con-fusione tra i due sessi, l’essere umano abbia bisogno di ricorrere alla violenza per provare piacere. In questo momento dove non si capisce più bene chi porta i pantaloni nella coppia ci sia bisogno di un dominatore, un essere fenotipicamente maschio, e una donna geisha, sottomessa per amore.
“Torna ad occuparti dei fornelli, donna!”
Sia che sia l’uomo ad essere il dominatore, sia che sia la donna, il denominatore comune rimare unicamente il potere e la sofferenza, generatrici di un piacere fisico e psichico.
Potenza, impotenza. Forza e debolezza. Colpa, innocenza. Purezza, corruzione. Vittima e carnefice.
Anche le perversioni sono frutto di ciò che viviamo quotidianamente.
Queste esperienze non ordinarie derivano da un disagio profondo storico/sociale; dove solo nella violenza ci concediamo il permesso di amare e di essere amati.

mercoledì 13 gennaio 2016

Capodanno a Colonia, quando i botti diventano molestie


http://ultimavoce2015.altervista.org/4500-2/


Cos’è successo a Colonia la notte di capodanno?
Questa è stata la prima frase che ho cercato nel web, nel disperato tentativo di fare un po’ di chiarezza in quella nuvola di fumo in cui naviga l’incertezza di un’ondata di stupri.
I fatti sono incerti, confusi, ricostruiti dai report della polizia.
Dai giornali italiani sembra che un meteorite si sia improvvisamente abbattuto sulla città di Colonia, o che i marziani l’abbiano invasa, riducendo i cittadini in schiavitù e lavori forzati.
I fatti evidenziano un gran numero di persone riunitosi alla stazione di Colonia, pare fossero circa 400 alle ore 21, circa 1000 verso mezzanotte; tra cui molti proveniente dal Nord Africa e Medio Oriente. Alcuni testimoni parlano di un clima teso, petardi, bottiglie, fiumi di alcool, qualche rissa. Sembra addirittura che prima ancora dello scoccare della mezzanotte, per evitare incidenti, le forze dell’ordine abbiano iniziato a sgomberare il campo e a disperdere i rissosi.
Eppure all’una di notte le segnalazioni iniziano ad arrivare.
Ad oggi si tratta di 516 denunce, di cui il 40% per molestie sessuali.
La polizia ha ancora poco in mano. Si possono ipotizzare tante cose, che manterranno chiaramente il beneficio del dubbio. Si pensa che tra la folla si aggirassero soggetti aggressivi, completamente ubriachi, una parte di essi probabilmente “musi neri”. Si sarebbero organizzati in gruppi, e avrebbero iniziato ad importunare, a derubare i passanti, in modo particolare il gentil sesso.


violenza

La notizia trapela una settimana dopo in terra tedesca, vola in Italia come un aeroplano di carta con il canonico ritardo, e viene in tempo record (mal) tradotta, rimasticata, ingrassata, gonfiata e sputata sui media locali, che a loro volta l’accartocciano per bene.
Continuano ad emergere notizie contrastanti, ma di certo il record dell’indecenza è da attribuire ai telegiornali italiani. Perché?
Qui da noi si parla subito di migliaia di ubriachi, intenti a derubare e molestare sessualmente circa un centinaio di donne; vengono immediatamente identificati come magrebini, o se si vuole eccedere nello schifo, si può abbracciare il termine sopracitato “muso nero”. Questi hanno pianificato le loro empietà tramite web, e dato il via alle danze.
Le denunce dimostrerebbero un bel po’ di schifezza umana accaduta la notte di Capodanno. Un modo come un altro per intrattenersi e trascorrere una serata un po’ diversa dalla solita routine, perché nella notte di San Silvestro, in un modo o nell’altro, il botto bisogna farlo.
Ma le notizie rimangono avvolte nell’alone dell’incertezza, e la contraddizione regna sovrana.
Il sindaco della città di Colonia Henriette Reker precisa che
“Non c’è la minima indicazione che tra i colpevoli ci siano profughi attualmente ospitati nei centri della città”.

Per gli italiani i responsabili delle molestie vanno immediatamente rispediti a casa, magari annegati nell’Egeo “per sbaglio”, perché un modo bisogna trovarlo per liberarsi di loro, l’Europa è allo sbando, in balia dello straniero. Chissà se hanno mai pensato a scioglierli nell’acido.
C’è puzza di Islamofobia , omofobia, xenofobia ovunque.

“Gli immigrati che noi accogliamo con tanto amore se la prendono con le “nostre” donne, aggredendole e stuprandole”.
Una risposta interessante arriva dal vignettista Vauro sul Fatto Quotidiano, che ha preso immediatamente la matita per difendere la pesante mole di immigrati, finiti sotto processo mediatico negli ultimi giorni.

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Europa. Dopo i fatti di Colonia uno scatto di orgoglio”, scrive il vignettista, “Le nostre donne ce le stupriamo noi”. Frasi che fanno raggelare il sangue nelle vene, e aumentano le polemiche, e le mille contraddizioni sul web.
E’ ancora una volta il Corano a venire male interpretato, preso a brandelli e schiaffato sul web, chiara dimostrazione, secondo molti, che il seme della violenza deriva dal Testo Sacro islamico, che induce a stuprare gli infedeli.
Eppure c’è qualcosa che stona alle mie orecchie, c’è qualcosa che non torna.
L’Islam è una religione che stabilisce espressamente la parità tra uomo e donna. Il Corano dice che
Nessuno ha il diritto di imporre agli altri le asserzioni di fede, uccidere un essere  umano è come uccidere tutta l’umanità”.
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Per quanto riguarda il rapporto controverso, e spesso discusso, che intercorre tra islam e la violenza contro le donne, credo sia doveroso attuare una distinzione tra religione e politica opprimente ed ingiusta. Vi basti sapere che nel Marzo 2012 centinaia di donne sono scese per le strade di Rabat per denunciare una legge che obbliga le minori a sposare il loro stupratore. Nel Corano si legge che Allah condanna lo stupro e lo stupratore, ma la legge no. Alla luce di tutto ciò c’è una remota possibilità che la religione islamica venga manipolata a piacimento dai “potenti musulmani”, ai quali conviene mantenere questo messaggio terrificante dell’Islam, al fine di mantenere il business del petrolio. La sfrontatezza con la quale si manipola il Testo Sacro sarebbe per tanto coperta da fiumi di petrolio.
Ma questa non è la sola notizia ridicola ed esasperante che emerge dalla tragica ondata di stupri accaduta a Colonia. Sembra che il sindaco della città abbia introdotto un codice di comportamento dedicato a tutte le donne per evitare le violenze. In parole povere Henriette Reker si è riunita con i massimi esponenti delle forze dell’ordine locali prima di partorire questo fantomatico nuovo “pacchetto sicurezza”, che prevede anche il kit anti stupro, una serie di regole di comportamento, al quale le donne si devono attenere.
Il sindaco esorta il gentil sesso a mantenere una distanza di sicurezza da persone dall’aspetto straniero, a non girare per le strade da sole ma sempre in gruppo, a chiedere aiuto ai passanti in caso di difficoltà, ad informare immediatamente la polizia nel caso si notino persone sospette, e consiglia di non assumere pubblicamente atteggiamenti che potrebbero essere fraintesi da persone di culture diverse.
Quindi, signore e signori, benvenuti nell’Apartheid del 2016, dove il “muso nero” si deve tenere ad una distanza di sicurezza, meglio se sul marciapiede dell’altro lato della strada.

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Ora non so quale sia la verità, non so quale delle miliardi d’informazioni sia realmente affidabile e giusta, tale da essere presa in considerazione.
Da una parte è vero che la violenza sulle donne non ha religione, ne tanto meno colore, volto, nazionalità; ma è altrettanto vero che la situazione ci sta pericolosamente sfuggendo di mano.

Ora, se realmente questa ondata di stupri fosse stata organizzata precedentemente, probabilmente al fine di accentuare ancora di più il clima di terrore che già aleggia nell’aria occidentale, non sarebbe giusto chiamarlo con il suo nome, ovvero terrorismo?
Il terrorismo non è solo bombe, kalashnikov, kamikaze, distruzione. E’ distruzione, ma può anche assumere sembianze macchiavelliche e subdole, basate sulla tecnica di manipolazione della vittima, per indurre un sentimento di paura, terrore, angoscia.
Non è forse questo che stiamo vivendo?
Le notizie rimangono avvolte nell’alone dell’incertezza, niente è ancora certo, la contraddizione regna sovrana.
Indubbio è che l’anno non è iniziato affatto bene, ma questo già lo sapevamo.

domenica 13 settembre 2015

Carne da macello_

Frammenti di un racconto_
Un racconto che parla di violenza,
di vita, di una vita violentata_
Piccoli frammenti di una realtà che esiste, celata,
da qualche parte, in ognuno di noi_
 
 
 
[...] Work in progress_
 
 
[ Avrei voluto dare una madre, a quell’insignificante puntino nero dalle lucida corna, avrei voluto dargli un senso, un’umanità, una speranza di salvezza. Invece lo consegnavo nelle mani di una realtà devastante, che lo avrebbe presto tramutato in una vergogna tossica, proprio come suo padre.
Ma anche in quegli attimi; deboli istanti di passaggio, prima di socchiudere definitivamente i miei occhi da bambina spaventata sul mondo, non mi concedevano la tanto attesa serenità.
La vita degradata, violenta e nauseante, come una bottiglia di piscio essiccata al sole, di una squallida puttana dell’est, mi scorreva dinnanzi.
Anni di alcool, lividi e violenze mi scivolavano in gola come una bottiglia di quel liquore invecchiato, che scandiva i ritmi delle mie scopate.
Due occhi appannati, simili a bottoni di una bambola, si perdevano nell’amaro ricordo di quello che fu.
Una vita violata, bramata, fagocitata e rigettata, che ancora non si rassegnava, ancora tentava di fare pulizia in mezzo a tutto quello sporco.
La mia vita faceva aria da tutte le parti. E il ricordo di questa, puzzava terribilmente di morte.
Una vita naufragata in una marea di numeri,5, 24, 2, 48; ma era sempre il 57 a sbarrarmi la giornata.
Di fronte all’uscio di una fredda camera di un motel, vive un cuore, che batte sempre troppo in fretta.
Dita affusolate, secche, cancellano un numero su un foglio di carta.
L’unghia dell’indice sinistro, accuratamente smaltata, porta i segni di una recente rosicchiatura.
Una calda goccia di sudore percorre l’intera guancia, terminando la folle corsa ai piedi del mento.
Petto in fuori, testa alta, occhi fissi.
I lunghi capelli color paglia si sciolgono sulle spalle; ci siamo, manca poco.
La giornata sta per morire sotto il peso dell’ultimo cliente.
Le dita affusolate, nervose ed eleganti, sfiorano leggermente la superficie legnosa della porta, e delineano la sagoma di un debole cuore, che continua a battere troppo forte.
E’ il momento di entrare in scena. Sempre lui, sempre lui, a soffocare la mia anima con quel sorriso bastardo, e due occhi lignei, grandi quanto uno sputo.
Il numero 57.
Quante volte ho osservato il suo sguardo godere del mio corpo?
Sempre lui, nulla di nuovo; un’altra giornata stava per concludersi sotto il peso di un corpo soffocante, il numero 57, l’ultimo numero da sbarrare, l’ultimo numero in cui naufragare, in quella ordinaria routine dal gusto matematico.
La mia immagine, riflessa nello specchio, puzzava di squallore; il volto stanco e tirato, l’ultima ruga d’espressione, il livido volto, scandivano il tempo di giornate tutte uguali, trascorse a sbarrare infiniti numeri, di corpi da dissestare.
Strappandomi via l’ultimo pezzo di stoffa, inizio la mia lunga cavalcata verso l’inferno.
Il tuo pene affonda nella mia cavità più intima con fare prepotente, forte, deciso. Come un’arma letale scava nelle zone più nascoste ed inesplorate del mio essere.
E’ violento, come sempre, è bastardo, come sempre, è affamato di sesso, come sempre.
Vergogna tossica, già lo eri, le prime volte che t’impossessavi di me. Ancora non sapevo.
Affondando i miei artigli nella tua cruda carne, schiaffo il tuo muso perverso, perché così ti piace, e mordo le tue schifose chiappe rugose, come la corteccia di un albero secolare. Con la mano destra zittisco quella lingua biforcuta, bloccando quel vomito d’insulti, che è da sempre lava di un vulcano inarrestabile.
Con l’abilità data dall’esperienza, concludo la mia folle cavalcata affondando in quello sporco, che è il marcio della mia coscienza.
Il tuo pene penzola come uno squallido verme, attaccato al corpo di un invertebrato, svuotato da ogni suo liquido.
Nello specchio, ora, è riflessa una nuova ruga d’espressione, deliziosa ladruncola fa capolino segnando il mio volto, e mi ruba un altro lustro della mia esistenza.
Ancora non sapevo che mi avresti rubato la vita, squallida vergogna tossica, penetrando con prepotenza sotto la gonna della mia quotidianità. Inebriando la mia mente con il sapore del tuo Whisky, che sempre infettava la mia felicità apparente, sbronzandomi del piacere tossico della tua violenza.
Un candido velo impregnato di sangue, occultava il mio pallido volto, nell’attimo prima di abbandonare il calore del mondo terreno, e bruciare nelle fiamme infernali. Nascondeva la vergogna di una vita costellata di eccessi, morte, tradimenti, dolore, ed onesto lavoro.
Non so perché conducessi quella vita, un’esistenza stentata, sacrificata, violentata, schiaffeggiata, vezzeggiata. Non avevo avuto scelta. Ero stata sputata nel mondo come un inutile scarto umano. Una puttana dell’est, destinata a portare odio e amore in una città di cartone, abitata da mille volti di plastica.
Ero il diavolo e Gesù Cristo, la troia e la salvezza, l’ancora e la morte.
Il bianco e il nero si confondevano da sempre, nel luccichio dei miei occhi da bambina, travestita da puttana.
Candide pupille che chiedevano amore ad ogni colpo di morte].
 
[...] Work in Progress_