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martedì 2 febbraio 2016

Succo all'Albicocca, tratto da Zero

Tratto da "Succo all'Albicocca"_
Un racconto nato dal caso, come tutti gli altri, del resto_
 
[La sostanza melmosa mi si bloccò in gola, transitando lentamente tra la faringe e l’esofago. Niente era come sembrava, tutto veniva abilmente celato sotto una paralisi facciale, che si divertiva a beffarsi di me. E intanto una sottile lamina affilata, impercettibile al senso umano, squarciava una coltre di vergogna, densa e profonda, come la sostanza melmosa che ero costretta ad ingurgitare. Vergogna e ossessione impedivano ad una ragazza stropicciata, felice ma sempre malinconica e triste, di compiere una semplice azione, come dissetare l’organismo attraverso un semplice succo all’albicocca.]
 
 
 
[Il tassello che avrebbe reso possibile l’identificazione di una persona confusa e spettinata, determinata e lamentosa, infinita eppure evidentemente bassa, contraddittoria, felice ma sempre malinconica e triste. Ironica e acida. Simpatica e sorprendentemente solitaria. Inutile come un moscerino schiacciato su parabrezza. Piccola come una balena. L’ho detto contraddittoria? Una vera fallita.
I fallimenti costellano da sempre la mia inutile vita. I fallimenti mi hanno portata fin qui, in questo luogo denso e viscerale, protetto da sbarre ferrose, che impediscono al mio grido di vibrare nell’aria. Questo urlo riempie i miei polmoni di un’aria nuova, pulita, che profuma di gasolio e cherosene.
Nulla è facile in prigione.]
 

domenica 17 gennaio 2016

Zero, 20 storie sulle dipendenze, 14 autori


ZERO. 20 storie sulle dipendenze, 14 autori.


 Zero, Zero e Ancora Zero_
Tratto da "Carne da Macello", Racconto di Elisa Bellino, la qui presente Giovane Autrice Squattrinata e Confusionaria_



...
[Un’anima solitaria e spaventata, reduce da una terribile catastrofe naturale, si illuminava di due occhietti bianchi e vispi, simili ai bottoni di una bambola. Una mano premeva forte sullo stomaco, a soffocare quella vita peccaminosa che prendeva forma nel suo ventre. Il sangue scorreva a fiumi, fuoriuscendo da ogni cavità di quell’anima turbata, schiacciata, e atterrita da una realtà troppo reale.
Faceva aria da tutte le parti, e dalla bocca ansante, simile ad un doloroso squarcio su una tela immacolata, sgorgava un liquido caldo, denso, intenso. La reazione dell’intestino, seguita dall’indigestione di liquido seminale, provocava un leggero rigurgito di vita, che dalle viscere saliva fino alla regione cardiaca.
Si trattava forse di amore?
Era un elettrocardiogramma da sforzo. Esame del migliore cardiologo della zona, volto a misurare le capacità del mio cuore, in condizioni di terrorismo psicologico.
Errore da principianti, chiamarlo amore.]